E IL DESIGN MIGLIORÒ LA CUCINA

Riassumere la storia del design della cucina in un articolo è impossibile, ma guardandoci indietro e allo stesso tempo analizzando alcuni prototipi di oggi, è possibile riconoscere il senso finora percorso dall’evoluzione di questo ambiente: l’ottimizzazione delle funzionalità.

Antiche disposizioni

Ben oltre un secolo fa le cucine erano grandi ambienti dedicati alla preparazione dei pasti. Enormi stufe in ghisa con forni alimentati a legna o a carbone (evoluzione del focolare) erano il fulcro della mobilità: al centro della stanza, imponevano una disposizione perimetrale delle altre zone operative (come l’acquaio) e degli arredi (credenze di legno, rastrelliere per i piatti, ecc), sempre realizzati da un falegname sulle proporzioni del locale. La disposizione rimase a lungo questa, anche quando gas ed energia elettrica sostituirono i precedenti metodi di alimentazione, ripulendo perlomeno le cucine dalla fuliggine.

Poi, il passaggio da artigianato ad industria provocò una rivoluzione anche in cucina, lenta ma inesorabile: il principio del piacere estetico venne superato da quello dell’utilità oggettiva del prodotto, ricercata attraverso la sua funzionalità. L’artigiano poteva sempre apportare ritocchi agli oggetti e personalizzarli secondo le esigenze del committente. Nel prodotto industriale invece non si può scegliere niente: la forma, il colore e l’ingombro sono predeterminati.

Il posto dell’artigiano è preso da una figura nuova, che deve immaginare il prodotto e svilupparne le funzioni prima della lavorazione. E’ così che nasce il design.

La cucina di Francoforte

Anche l’introduzione di nuove tecnologie in campo domestico acuì le aspettative di efficienza. Il disordine non venne più tollerato in un ambiente in cui la disposizione doveva essere razionale e finalizzata al risparmio del tempo e della fatica. In questo contesto l’architetto austriaco Margarete Schütte-Lihotzky progettò nel 1927 la prima cucina modulare e componibile, la famosa Frankfurt Küche (cucina di Francoforte), incredibilmente moderna, un meccanismo coerente e logico delle parti, ognuna subordinata all’altra e posizionata per ottenere il massimo rendimento. Nell’antica disposizione si dovevano compiere diverse decine di metri ogni giorno, mentre ora gli stessi movimenti erano limitati ad appena otto metri quadrati.

I prototipi di oggi

I prototipi delle cucine di oggi dimostrano quanto la progettazione di questo ambiente rappresenti ancor oggi una “palestra” per l’applicazione di nuove tecnologie e, soprattutto, per l’evoluzione di un design dall’alto valore civilizzante, inteso come sinonimo di miglioramento della vita.

Uno dei canali percorsi, in particolare, mette in evidenza le funzioni con disposizioni innovative o attraverso un processo di astrazione sempre più forte, che elimina tutto ciò che è sentito come non essenziale.

E’ recente l’esperimento che Zaha Hadid ha realizzato in collaborazione con Ernestomeda e Dupont: fra le altre caratteristiche, “Z.Island” riunisce tutte le funzioni in due isole, una dedicata al fuoco e alla preparazione ed una all’acqua.

Anche Jan Dijkstra, giovane designer olandese, ha affrontato la questione dallo stesso punto di vista: suo il prototipo “Kitchenette”, una cucina realizzata solo con filo metallico rivestito. L’interrogativo di partenza “Cosa fa di una cucina, una cucina?” gli ha fatto focalizzare l’attenzione su quattro aree fondamentali: lavello, piano di lavoro, piano cottura e stivaggio. Ne sono nati quattro moduli con corrispondente funzione, che possono essere utilizzati insieme o separatamente.

Le funzioni, in primo piano, hanno determinato la forma (foto di Petra Dijkstra).

Autore: Ilaria Gentilucci